venerdì 11 gennaio 2008

“Tasse di pubblicità: che inizino a pagarle anche i negozianti cinesi”


A chiederlo è il consigliere di Alleanza Nazionale Andrea Putzu, che chiede al Comune di modificare il regolamento per i pagamenti per le imposte sulle affissioni. Come noto, ogni pubblico esercizio versa nelle casse comunali, per legge, una cifra annua per le forme di pubblicità, scritte e cartelloni per valorizzare e rendere più visibile la propria presenza. Questo vale per le indicazioni canoniche, come un segnale lungo la strada o un’insegna fuori dal locale. Da questa tariffa sfuggono invece altri segnali, fino ad oggi non considerati come forme di pubblicità. “Qualsiasi negozio che installa un’insegna di qualunque natura per promuovere il proprio locale paga una tassa, e su questo nulla da eccepire. Molti negozi cinesi, invece, non recano alcuna indicazione, ma delle lanterne rosse ai lati della porta d’ingresso, per le quali non versano nulla. Credo che quelle lanterne possano essere considerate a tutti gli effetti come una forma di promozione pubblicitaria del Made in China. Il cliente passa e sa che si tratta di un negozio cinese, quindi può considerarsi una forma di pubblicità soggetta a pagamento. Stesso discorso vale per le scritte adesive sulle vetrine dei locali. Anche quella è pubblicità”. Secondo Putzu, quindi, andrebbe rivisto il regolamento comunale, così da comprendere tra gli esercizi da tassare anche i negozi orientali, particolarmente numerosi sul territorio elpidiense, in particolare lungo la strada statale. “L’Amministrazione comunale dovrebbe intervenire per correggere il regolamento sulle imposte pubblicitarie così da comprendere tutte le forme di pubblicità. Credo che un intervento in questo senso sia possibile e doveroso, anche perché un Comune ha il dovere di tutelare i commercianti italiani piuttosto che avvantaggiare le rivendite di prodotti cinesi”

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