Ad un certo punto, uno dei due poliziotti in borghese, Alessio Speranza, si piega sulle ginocchia come fosse in un poligono di tiro al bersaglio, e tenendo la pistola con due mani sparò un colpo che centrò in pieno la testa di Alberto.
Subito dopo lo sparo, i due poliziotti spostarono la loro macchina in modo tale da puntare i fari sul corpo di Alberto. Le persone che sopraggiunsero per soccorrere Alberto, vennero subito allontanate dal luogo del delitto dai due poliziotti, ma nonostante questo i testimoni possono costatare (come i giudici e le indagini) che Alberto e il suo amico erano disarmati, a contrario della versione dell'assassino di Alberto, il quale sosteneva che era armato di una P38.
Alberto poi viene trasportato con fatale e colpevole ritardo, all'ospedale San Giovanni, dove dopo 2 ore e 18 minuti di agonia si spense tra la sua famiglia in un letto di ospedale. Mentre il cuore di Alberto emanava i suoi ultimi battiti, nella sua casa veniva praticata una perquisizione, illegittima, senza ordine scritto, mettendo a soqquadro la casa sensa sapere cosa stavano cercando, e scontenti del loro intento, banchettarono addirittura sul tavolo della sala.
Oggi dopo 29 anni Alessio Speranza è ancora in libertà, e non è ancora stata fatta giustizia sulla morte di un ragazzo di 17 anni. Quello che vi chiediamo noi del Nucleo Pound, è di ricordare questo ragazzo, e fare in modo che la sua morte non sia stata invana.
CAMERATA GIAQUINTO...PRESENTE!!!
Francesco Pacini 10 gennaio 2008

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